Dionisio Festival 2022

Pubblicato il 16 giugno 2022 • Cultura

DIONISIO FESTIVAL 2022.
Ritorna la kermesse teatrale made in Chiavari

Bentivoglio, Montanari, Rubini e Paci. Sono i nomi dei quattro big che saliranno sul palco del Dionisio Festival, la rassegna teatrale del Comune di Chiavari, giunta alla terza edizione.
Dall’8 luglio, piazza N.S. dell’Orto ospiterà quattro spettacoli teatrali tra letteratura, commedia e musica, una importante occasione di promozione culturale, teatrale e turistica.

La kermesse estiva ha riscosso grande successo sia da parte della critica, nel 2019 ha vinto il premio Festivalmare, che del pubblico con più di 20 mila spettatori registrati nelle prime due edizioni, 600 posti a sedere, tutti sold out ogni sera, e più di 1000 spettatori in piedi.
La direzione artistica è affidata al noto attore ligure Davide Paganini, protagonista in “Cuori” su Rai 1 e di “Più forte del destino” su Canale 5, ora produttore e protagonista del film nato dalla pièce teatrale “Maratona di New York”, le cui riprese sono in corso in questi giorni in diverse località liguri. Confermata, anche quest’anno, la media partnership con il Secolo XIX. Tutti gli spettacoli sono ad ingresso gratuito.

8 luglio FABRIZIO BENTIVOGLIO con lo spettacolo “Lettura Clandestina. La solitudine del satiro di Ennio Flaiano”. Ferruccio Spinetti al contrabbasso.

Molto citato, ma quanto realmente conosciuto? Facitore proverbiale di aforismi tra i più evocati, Ennio Flaiano è stato protagonista di primissimo piano della vita intellettuale italiana, soprattutto in quel fecondo periodo che dalla fine della guerra attraversa il boom economico e porta fino alla fine degli anni Sessanta. I suoi motti, che ancora oggi punteggiano i social network come gli articoli di giornale, hanno decostruito meticolosamente la società italiana di quel periodo, per raffigurarne con intento satirico i (molti) vizi e le (poche) virtù.

Scomparso prematuramente, non ebbe modo di trasportare oltre la propria statura di laico moralista, oggi citata sì ma poco nota, anche perché di quel tipo di intellettuale si sono perse le tracce al giorno d’oggi. Lo spettacolo “Lettura clandestina” restituisce alcuni tra gli innumerevoli articoli che Flaiano scrisse per giornali e riviste, selezionati e letti da Fabrizio Bentivoglio accompagnato dal contrabbasso di Ferruccio Spinetti per raccontare la figura di un uomo che come pochi altri ha saputo descrivere l’Italia per ciò che, incredibilmente, è ancora oggi.

Fabrizio Bentivoglio è nato a Milano, ha frequentato la scuola del Piccolo Teatro. Debutta nel 1978 con “La tempesta” di William Shakespeare diretto da Giorgio Strehler. La prima apparizione sul grande schermo è del 1980 nel film di Mauro Bolognini “La vera storia della Signora dalle Camelie” con Isabelle Huppert, Gian Maria Volontè e Bruno Ganz. Fabrizio Bentivoglio è vincitore di tre David di Donatello, il più importante premio del cinema italiano.

Nella sua lunga carriera ha lavorato più volte con Gabriele Salvatores (“Marrakech Express Turné”, “Denti”, “Happy Family”, “Il ragazzo invisibile”), con Silvio Soldini (“L'aria serena dell’Ovest", “Un'anima divisa in due” che gli vale la Coppa Volpi a Venezia , “Le acrobate”), con Carlo Mazzacurati (“La lingua del santo”, “A cavallo della tigre”, “La giusta distanza”), oltre ad altri numerosi registi come Daniele Luchetti, i fratelli Taviani, Marco Bellocchio, Théo Angelopulos, Gabriele Muccino, Pupi Avati, Francesco Bruni, Michele Placido, Sergio Rubini, Paolo Virzì, Paolo Sorrentino. Lui stesso è regista dei film “Tipota” (1999) e “Lascia perdere, Johnny!” (2007).

Ha vinto tre David di Donatello, come Migliore Attore per “Testimone a rischio” (1997), Miglior Attore Non Protagonista per “Del perduto amore” (1999) e per “L’incredibile storia dell’Isola delle Rose” (2021).

Molto attivo anche in tv ricordiamo “Il nome della Rosa” dall’omonimo libro di Umberto Eco in onda su Rai Uno e “La concessione del telefono”, uno dei romanzi storici di Andrea Camilleri, sempre per Rai Uno. È il volto di Monterossi nella serie omonima ispirata ai romanzi di Alessandro Robecchi, in onda da gennaio su Prime Video.

Parallelamente all’attività sul piccolo e grande schermo Fabrizio Bentivoglio continua la carriera teatrale e negli anni lavora con Giorgio Strehler, Mario Scaccia, Maurizio Scaparro, Giuseppe Patroni Griffi, solo per citarne alcuni. Con “L’ora di ricevimento” (2016/2017) scritto da Stefano Massini e diretto da Michele Placido, si aggiudica la Maschera del Teatro Italiano come Miglior Attore Protagonista.

 

16 Luglio FRANCESCO MONTANARI con lo spettacolo Perché leggere i classici. Da Calvino ad Umberto Eco”.

“Un classico è un libro che non ha mai finito di dire quello che ha da dire”. Queste le parole più famose dell'opera “Perché leggere i classici” di Italo Calvino, pubblicata postuma da Mondadori nel 1991 e oggi riproposta per la sua forza comunicativa e per il messaggio incredibilmente attuale. Con leggerezza, eleganza e intensità, Calvino si confronta con i classici che hanno segnato la sua gioventù, analizzando criticamente l'influenza che essi provocano nella memoria, tra allegorie e metafore, per definire classico qualcosa che riesce sempre a liberarsi delle definizioni, della critica, ma che comunque non lascia mai indifferenti. Un'accalorata difesa, emozionante e mai scontata, che diventa anche provocazione quando affronta il ruolo della scuola e delle istituzioni, mostrando un'attualità sorprendente e grande lungimiranza. Francesco Montanari fa sue le parole di Calvino e il pathos narrativo, in uno spettacolo che affida alla parola la forza comunicativa, ma che vuole permeare nel ricordo di un uomo e di un'epoca ancora vivi, come vivi sono i grandi classici. Un viaggio attraverso parole, immagini e ricordi, che, con le voci di Francesco Montanari e Gianmarco Saurino, dimostrerà che la cultura non è mai antica o fuori moda, perché porterà sempre con sé il suo messaggio universale. ‘Quando ho deciso di avvicinarmi a Italo Calvino, mi è sembrato naturale scegliere l'opera che per temi, lucidità espositiva e spessore trovo più esemplificativa del lavoro dell'autore come saggista e come intellettuale. Perché leggere i classici, infatti, è un viaggio che non si ferma nell'indagine psicologica ma che con veemenza provoca ed entra nelle scuole e nelle università, nei centri culturali, per analizzare criticamente la situazione nazionale. Ho cercato di approcciare alla forza di Calvino con la leggerezza che lo stesso autore predica nelle Lezioni Americane, per riscoprire in questo incontro l'anima dell'opera, che, come tutti i classici, ancora oggi è per noi attuale e non finisce di dire quello che ha da dire. Centrale è sicuramente la parola, rarefatta, magica, in un clima di stupore e di emozione che è lo stesso delle prime letture dei classici. Lo spettatore che vorrà ascoltare non dovrà fare altro che lasciarsi trasportare: nel viaggio della memoria di Calvino incontrerà ricordi e aspettative, riflessioni e provocazioni, e, come di fronte alla lettura di un classico, potrà innamorarsi per sempre o indignarsi, ma mai restare indifferente’ dichiara Francesco Montanari.

Francesco Montanari ha vinto il premio come miglior interprete maschile all'edizione 2018 del Cannes International Series Festival. Nello stesso anno ha ricevuto il prestigioso Premio Internazionale Vincenzo Crocitti "Attore In Carriera”.

 

31 Luglio SERGIO RUBINI con lo spettacolo “RISTRUTTURAZIONE”. Musiche eseguite dal vivo da Musica da Ripostiglio.

“Ristrutturazione” è il racconto appunto, in forma confidenziale, della ristrutturazione di un appartamento, un viavai di architetti e ingegneri, allarmisti e idraulici, operai e condòmini. Una pletora di personaggi competenti e incapaci, leali e truffaldini, scansafatiche ed operosi fino all’esaltazione che si avvicendano nella vita dello sfortunato padrone di casa stravolgendola senza pietà. E questa vita sconvolta lo è ancor di più se i padroni di casa sono due, un Lui e una Lei, con i loro diversi punti di vista, la loro diversa capacità di resistere all’attacco quotidiano delle truppe corazzate che trasformano il loro “nido” in una casa occupata. E quando il tubo di scarico si intasa allagando la camera da letto, sembrerebbe che anche le fondamenta che reggono la stabilità della coppia stiano per cedere…

Accompagnato e intervallato dai motivi dalle atmosfere di una band musicale, il racconto prende il via da molto lontano: una prima casetta a Roma, un seminterrato con un problema idraulico per il quale si offre di dare una mano un maldestro autista di cinema che finirà per trasformare il seminterrato in una piscina; e poi il bell’attico tra i tetti della capitale dall’affitto galattico dove però non funziona niente, dal citofono all’acqua calda. Per finire con l’acquisto, tanto desiderato, di una casa propria, la prima casa, ed è allora che il fenomeno della ristrutturazione si abbatte sui due sventurati inesorabilmente.

Una vasca da bagno da costruire in loco, delle tende automatizzate, l’installazione dell’allarme e delle relative telecamere, l’azzeramento di un vergognoso odore di fogna che non molla la presa per ben trenta giorni.  Queste le stazioni attraverso le quali si snodano le vicissitudini del protagonista e della sua compagna che a loro volta vengono fuori da quel turbinio di eventi, stressati ma ristrutturati… Ma l’arrivo della pandemia azzera tutto, imponendo nuove regole e nuovi codici: un nuovo mondo che necessita a sua volta di una ristrutturazione profonda e collettiva per poter ricominciare a girare.

Dopo alcune esperienze radiofoniche, Sergio Rubini esordisce sul grande schermo nel 1985 con “Figlio mio, infinitamente caro…", a cui faranno seguito nel corso di un anno “Desiderando Giulia” e “Il caso Moro”. Nel 1987 svolse i provini per interpretare il ruolo di Fellini giovane per la pellicola “Intervista”, e con sua grande sorpresa riuscì ad ottenere la parte. Anche se il maestro di Rimini lo considerava più somigliante a Vittorio De Sica che a sé stesso, appena lo vide di persona per la prima volta gli disse: "Complimenti, signor Rubini, lei, all'opposto della maggioranza degli attori, assomiglia alle sue fotografie"[senza fonte]. Il primo ruolo da protagonista lo ottiene lo stesso anno nell'opera prima di Giuseppe Piccioni, “Il grande Blek”. La sua esperienza nel cinema subisce una svolta nel 1989, anno in cui incontra l'autore e sceneggiatore Umberto Marino, con cui inizierà un lungo sodalizio artistico. Nel 1990 esordisce come regista con “La stazione”, film tratto da un'opera teatrale proprio di Marino con cui vince come miglior film alla Settimana internazionale della critica al Festival di Venezia, cui seguono “La bionda” (1993), la commedia “Prestazione straordinaria” (1994), sul tema delle molestie sessuali, “Il viaggio della sposa” (1997), “Tutto l'amore che c’è" (2000), “L'anima gemella” (2002), "L'amore ritorna" (2004), “La terra” (2006), “Colpo d’occhio" (2008), “L'uomo nero" (2009), “Mi rifaccio vivo” (2013) e “Dobbiamo parlare" (2015). Il suo modo di fare cinema sarà influenzato anche da due figure fondamentali: l'attrice Margherita Buy, compagna di lavoro e poi di vita, e il regista Gabriele Salvatores che, con “Nirvana" (1997), “Denti" (2000) e “Amnèsia” (2002), ne estrapolerà l'aspetto surreale. Attraverso Salvatores, Sergio Rubini entra in contatto con il gruppo, che comprende una grossa fetta del Teatro dell'Elfo (Bebo Storti, Antonio Catania, Elio De Capitani, Paolo Rossi, Claudio Bisio, Gigio Alberti) e altri attori come Diego Abatantuono e Silvio Orlando. Nel frattempo continua a lavorare come attore in film di altri registi, come Giuseppe Piccioni (“Chiedi la luna", 1991), Carlo Verdone (“Al lupo al lupo”, 1993), Giuseppe Tornatore (“Una pura formalità”, 1994), Pino Quartullo (“Storie d'amore con i crampi”, 1995), Francesca Archibugi (“L'albero delle pere”, 1998), Anthony Minghella ("Il talento di Mr. Ripley”, 1999), Alessandro Piva ("Mio cognato2, 2003), Mel Gibson (“La passione di Cristo", 2004); Giovanni Veronesi (“Manuale d’amore", 2005; “Manuale d'amore 2” - Capitoli successivi, 2007; “Genitori & figli - Agitare bene prima dell’uso", 2010). Le collaborazioni con Alessandro D'Alatri (“Commediasexi”, 2006), Giulio Manfredonia (“Qualunquemente”, 2011), Ettore Scola (“Che strano chiamarsi Federico”, 2013) ottengono scarso riscontro ai botteghini e (“Ilbenemio”, 2017). Da diversi anni è docente di recitazione cinematografica presso l'Accademia nazionale d'arte drammatica; tra i suoi progetti didattici più importanti si ricordano i lungometraggi “6 sull’autobus" (2012) e “Fuori sede” (2016), realizzati con gli allievi di recitazione e regia dell'accademia. Nel 2020 è regista e attore in uno spot pubblicitario della Nuova Barilla.

Nel 1990 “Per La stazione” si aggiudica il Nastro d'argento e il David di Donatello per la migliore opera prima. Nel 2008 a Bari, nel corso dell'evento Extra, il Governatore della Regione Puglia Nichi Vendola lo ha nominato Ambasciatore dell'olio extravegine di oliva nel mondo. Il 9 aprile 2011 riceve dal Foggia Film Festival il Premio Figlio di Puglia. Nel 2009 ha ricevuto il Premio Federico Fellini 8½ per l'eccellenza artistica al Bif&st di Bari.

 

 

16 agosto ENZO PACI con lo spettacolo “Enzo Paci Show”. Con la partecipazione di Romina Uguzzoni.

Enzo Paci affiancato, come sempre, dalla bravissima Romina Uguzzoni, compagnia in scena e nella vita, racconterà nel suo nuovo spettacolo estivo le difficoltà, le idiosincrasie e le nevrosi del suo vivere quotidiano, con la speranza di scoprire nella condivisione col pubblico di non essere l’unico a doverle affrontare.

Nel 1997 Enzo Paci entra nella Scuola di Recitazione del Teatro Stabile di Genova, diplomandosi nel 2000. Nato come attore teatrale, lavora per un breve periodo per Radio 19 (radio del quotidiano genovese Il Secolo XIX) e poi comincia a esibirsi nelle trasmissioni televisive comiche di Colorado nel 2007 e di Zelig tra il 2009 e il 2013, entrambe in onda sulle reti Mediaset.

Nel 2011 è protagonista, con il personaggio di Mattia Passadore, della trasmissione comica Central Station in onda su Comedy Central. Nel 2014 è co-protagonista del film di fantascienza “12 12 12” del regista Massimo Morini. Tra il 2015 e il 2016 prende di nuovo parte al programma Colorado. Tra il 2019 e il 2020 entra nel cast principale della serie TV “Scatola nera”, nel 2021 partecipa alla serie televisiva Rai “Blanca”.

 

Per info consultare il sito www.dionisiofestival.it